elcolombre – costruzioni soggettive di realtà

La società non è sociale

Pubblicato in personale da elcolombre il Luglio 7, 2009

Si, dev’essere così, che io non ho capito niente e che loro invece si. Dev’essere che ad un certo punto qualcosa è andato storto, si è corrotto, si è perso. Anni passati a studiare, a leggere, a cercare di capire, tentativi infiniti di trovare un senso alle cose. La società non è sociale scrisse Sgalambro in un suo famoso testo. Ha perfettamente ragione. Sono desolato. Questo che vedete (ma non lo guardate che è meglio) è un “europarlamentare” della lega, lo chiamano “onorevole”, guadagna 12.000 (dodicimila) euro al mese, (più tutti i benefit del caso, ai quali neanche voglio pensare per pietà verso me stesso), ha combattuto contro i Rom (pur essendo riuscito nella disperata impresa di vestirsi peggio di loro) ha promosso altre battaglie di civiltà, compare a tratti in televisione indossando una felpona con scritto “LOMBARDIA” e abbaia qualcosa. Ora con una birra in mano il pingue individuo, l’ “onorevole” canta:

Senti che puzza scappano li cani
stanno arrivando i napoletani
o colerosi, terremotati,
con il sapone non vi siete mai lavati…
Napoli merda, Napoli colera
sei la vergogna dell’Italia intera…

Bella la lega, bella l’Italia. Io amo i cani.

Kid A

Pubblicato in Musica, personale da elcolombre il Giugno 17, 2009

Nella neve fino alla vita.

Nel bosco bianco, gelato.

Percepisco movimenti sotterranei,

sento saltare e correre verso me.

Sotto la fredda coltre

I rami si spezzano.

Cade neve.

Cade neve.

Cadono

Fiocchi

Come

Dischi.

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Intercettazioni e Super Mario World

Pubblicato in personale da elcolombre il Giugno 10, 2009

Sono molto indeciso, non so se parlare di Super Mario World per il Super nintendo o se parlare del nuovo disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. Il dubbio è irrisolvibile. Ammettiamo allora che Luigi, in un irrefenabile (e comprensibile) impeto di gelosia nei confronti del fratello lo uccida. Si aprono le indagini e non essendoci testimoni (i funghi non parlano, sposano, come si sa, la cultura dell’omertà) l’investigatore Koopa brancola nel buio. Un tempo l’ineffabile tarataruga (quella col carapace rosso) avrebbe messo sotto controllo il telefono dell’idraulico verde, della principessa Peach, e soprattutto, quello di Bowser. E lo avrebbe fatto per molto tempo, magari troppo, lo avrebbe fatto forse finquando, il verde Luigi non si fosse tradito, pavoneggiandosi del compiuto, o perché no, in una sera nera di sbronza, piangendo con la principessa dall’altra parte del filo e confessando alla bionda tutta la sua disperazione per il fraticidio. Allora quella sarebbe stata una prova inconfutabile della malefatta e lui, l’eterno secondo sarebbe finito in prigione per primo. Animo amici lettori, perché da domani tutto questo non ci sarà più, e la nintendo potrà far uscire Super Luigi World! Perché ancora una volta la banda al comando ha trovato un modo per rendere più sicure le nostre vite, ed in particolare a questo giro, le nostre conversazioni telefoniche, preservando così la nostra privacy, e queste sono offerte che non si possono rifiutare. Finalmente potrò dire alla mia ragazza a che ora sarò a casa, senza il rischio che un magistrato pervertito sia in ascolto e senza il pericolo che la mia dichiarazione di rientro non finisca edita su una rivista del gruppo Cairo, e successivamente impugnata dalla mia dolce metà come motivo di litigio.

Consoliamoci pensando che Mastella andrà a guadagnare 12.000 euro al mese (e se li merita tutti).

Non mi sento un granché…

Elezioni 2009 (parte seconda)

Pubblicato in Arte, Attualità da elcolombre il Giugno 8, 2009

mmmh... che profumino!

Omaggio a Bucchi.

Elezioni 2009

Pubblicato in Attualità da elcolombre il Giugno 8, 2009

 Elezioni a Prato 2009

Sia come sia è finita. Almeno è finito il tempo dei volantini, della propaganda, dei manifesti e delle telefonate (Casini ha addirittura telefonato a mia madre: “Signora, mi dispiace disturbarla…” [naturalmente era un messaggio registrato, ma che paura!]). Queste sono state le elezioni di “cani&porci” sono stati più gli eleggibili che gli elettori. Dalla massaia, allo studente fuori corso, dal giovane imprenditore all’alcolista, dal vecchio colmo d’esperienza al colmo di eleggere un altro vecchio. Tutti che volevano, penosamente, fortemente, salire su un carrozzone a caso, nella speranza di puppare qualche moneta dal magico mondo della politica. Come se fosse un lavoro come un altro. Ma sappiamo tutti che non lo è. Nessun altro mestiere da così tanto potere e così tanti privilegi, senza richiedere null’altro che mediocrità. E’ infatti l’essere mediocre la chiave del successo politico, il mediocre non spaventa, del mediocre ci possiamo fidare, perché “uno con una faccia così, come fa ad essere cattivo… tutt’al più è scemo”. E gli “scemi” piano, piano… Scusate, ma come si scrive in cifre 1471 miliardi?

P.S. Il toscano (come dialetto) ha qualcosa di molto simile alla vita e al suo manifestarsi schietta. Infatti se per esempio noi volessimo dire:Vuota quel liquame nel water allora diremmo:vota quello schifo ni gabinetto“, e qui la magia si compie…

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Mi hanno rubato la bicicletta.

Pubblicato in personale da elcolombre il Giugno 5, 2009

 

Ti comprai su internet un giorno che non avevo molto da fare. Su ebay, vidi la tua siluette e rimasi affascinato dalle curve del tuo telaio. Eri in Germania (bella teutonica mia) e dì laggiù fosti spedita dentro uno scatolone giallo, gigantesco, spesso. Eri smontata, le ruote da una parte, i pedali dall’altra, i freni senza morso, una tragedia di bulloni e viti. Ti portai allora dal biciclettaio magico che in appena 15 giorni ti assemblò (chiedendomi più soldi di quanto ne avevo spesi per acquistarti: ladro). Poi le tue ruote che ogni tanto si sgonfiavano (gonfiando qualcos’altro di mio) senza un vero perché. Eri pesante tesoro, tanto pesante. Ogni tanto ti si allentavano i bulloni. Ma solo ogni tanto. D’inverno andavi in letargo, io ti coprivo per non farti prendere freddo con un telo di cellophane, lo stesso cellophane dal quale nascesti e come riavvolta nella tua placenta dormivi sonni di scampagnate e impennate su una ruota. Penso tu sia stata felice finché mi hai accompagnato.

Poi il 5 giugno 2009 alle 14:00 arrivato all’ospedale ti ho legata ad un palo del parcheggio dialisi. “Aspettami qui” ho pensato, sfilando le chiavi dall’inutile lucchetto. Ho fatto volontariato in reparto, due ore, due sole ore. Al ritorno c’era rimasto solo il palo. Non c’eri più tu, non c’era più neanche l’inutile lucchetto. Tutto si erano portati via. Non so chi sia stato ma la speranza è che perlomeno gli salti il sellino mentre sta per salire alla bersagliera su di te, esattamente come un novello Fantozzi finisca sodomizzato da te, mia cara rubata bicicletta nera.

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Il cantautorato italiano e le finestre del cervello (prologo al ritorno)

Pubblicato in Musica da elcolombre il Giugno 4, 2009

Sono quattordici mesi che non scrivo in questo blog. Non lo legge più nessuno. Neanche io. Quindi, ho deciso di tornare a scriverci, magari non tutti i giorni (ma neanche una volta ogni due anni, almeno spero). Che dire? Parafrasando Renato Zero: un ritorno non è mai cosa semplice non è… (o qualche minchiata del genere). Oggi vorrei parlare del cantautorato italiano, e della demenza precoce che ha assalito i suoi migliori esponenti. Una domanda che mi faccio ormai da molti anni è come abbiano fatto a finire così. Hanno forse sparato alla loro Musa (non la macchina della Lancia) con un fucile a pallettoni, una sera che avevano abusato con l’alcool? Hanno scritto tutto quello che dovevano eppoi non sapendo più che fare non hanno potuto comunque smettere perché in qualche modo devono pur mangiare e di lavorare davvero non se ne parla? Sono dei cloni di quelli veri? DeGregori che hai fatto? E tu, piccoletto pieno di peli immaginavi un “futura” così? No che non lo immaginavi. Pelù (che a me non sei mai piaciuto) adesso che fai ti metti a cantare “è il cereale che cambia” (tra parentesi il tuo testo migliore da anni). Zero che sei diventato? Un doppio Zero. Ma dove siete? Che avete fatto in tutti questi anni? Perché non avete smesso invece di continuare a scrivere “pezzi”? Perché…

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Sanremo città violenta.

Pubblicato in Musica, personale da elcolombre il Marzo 1, 2008

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Sono uno dei pochi (pochissimi a quanto sembra) che quest’anno, come da quattro anni a questa parte del resto, ha guardato il Festival di Sanremo. Sono quattro anni che mi pongo questa domanda: Chi cerca la bella musica cosa lo guarda a fare Sanremo? Si sa che lì, per questioni commerciali e di selezione la bella musica non può arrivare, o meglio, ogni tanto una bella canzone ci può anche stare, ma nel complesso si parla di boiate, conzonucole arrangiate benissimo dalla brava orchestra sanremese. La domanda seguente, figlia naturale della prima allora è: “Cosa spinge a guardare la kermesse ligure?” Personalmente mi piace la professionalità del prodotto, la sua pacatezza, il senso di ovattata irrealtà, in sintesi Sanremo mi rilassa. E credo che rilassi buona parte dei suoi spettatori. Ma come spiegare la debacle dell’ultima edizione, che per inciso a me è parsa la migliore degli ultimi tempi? Che il pubblico di oggi sia troppo avezzo al “pressappochismo” alla ottusità non costruita, tristemente naturale delle scimmie che gorgheggiano cazzate dall’lcd (preso a rate)? . Forse anche Pippo è diventato troppo sofisticato (la fine del mondo si avvicina a grandi falcate) e Chiambretti (dicono) lo sia sempre stato (sic!). Le “vallette parlanti”, anche loro sono state criticate da più parti, cosa si pretenda da una valletta non so visto che ciò che si vede in gro sulla tv: delle meretrici decerebrate. Mentre queste perlomeno sembrano animate da un soffio (giusto un soffio) di coscienza. E’ facile sparare su Sanremo, troppo. Ma si sa, ormai i giornalisti hanno le palle solo per andare contro questo.

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Per quanto riguarda Oporto

Pubblicato in Viaggi, personale da elcolombre il Febbraio 19, 2008

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Pensare a come doveva essere questa città mi spaventa.

Già minacciosa nella notte rischiarata dall’elettricità, quando il buio era buio, il diavolo in persona doveva passeggiare per questi marci vicoli. Oporto mi ricorderà istintivamente il tempo che mangia, che inghiotte case come caramelle. E il nero, e il grigio e l’azzurro. E’ stata primavera in Febbraio, annunciata dagli alberi che esplodono colori, dalle magliette a mezze maniche, dal camminare scalzi nell’oceano. Qua sembra esserci tutto, e dunque niente. Il senso civico di chi, quasi sempre, ti fa attraversare la strada se è alla guida, si perde in sputi catarrosi spiaccicati su marciapiedi ridotti a latrine per cani tignosi. Molti hanno un’aria malata, molti di più cattiva o assente. Sembrano dei tagliagole sempre sul punto di aggredire qualcosa o qualcuno. Poi, fortunatamente non succede niente, anzi quegli che abbiamo conosciuto sono apparsi gentili. Di certo, sono brutti. Brutti come i poveri e forse di più. La domanda che più di altre s’impone alla mente del viaggiatore in visita a Oporto è: “come è possibile lasciare che palazzi interi nel pieno centro storico di una città che è patrimonio dell’umanità, si squaglino annerendosi erosi dall’incuria?” La povertà spiegherebbe molto, ma non tutto, perché se è vero che il Portogallo, non è una nazione ricchissima è pur vero che non è neanche povera e che, per Dio, siamo pur sempre in Europa e non in un cazzo di villaggio africano sperduto. Non c’è mancato proprio niente in questi 3 giorni, persino il cadavere di una donna portato dal fiume. La vegetazione qua cresce fitta e verde. La natura in questo luogo ha voglia di vivere, evidentemente più di qualcuno dei suoi abitanti. Le cantine dove invecchia il Porto sono dei bei posti in cui passare il pomeriggio. Le strade sono in salita. Il cibo non è un granché. Merita d’essere vista? Certo che lo merita, fosse solo per apprezzare leggermente di più ciò che c’è nell’italico stivale.

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Elezioni, Zombie e Cellulari

Pubblicato in personale da elcolombre il Febbraio 9, 2008

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Sento, come alito gelido della morte, avvicinarsi il nefasto giorno delle elezioni politiche. Ancora una volta le stesse facce, gli stessi congnomi, gli stessi stronzi. Questo non è un paese di vecchi. Questo è un paese di morti. Zombie che non si cibano del cervello dei vivi, poiché morirebbero di fame nel vano tentativo di trovarne, ma che si sfamano di cellulari, calcio e fica (almeno di quella in tv). Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio… Ma si facciamola pure. Eppure, a sentire Beppe Grillo la “moltitudine silenziosa” mugugna, è pronta (a far che poi sfugge a tutti). In Francia, io non ho amici, e ho sempre nutrito una certa rivalità nei confronti dei boriosi galli, ma lì sembrano ancora un pochino vivi. Quando un anno fa cominciarono ad oliarli l’orifizio anale, nel tenativo di regalare alla popolazione l’equivalente della nostra legge Biagi successe un cataclisma, una rivoluzione. Noi non facemmo niente, intenti com’eravamo a trovare il modo di spedirci l’un l’altro foto col bluethoot.