03
gen
12

Dark Souls – Bello, bello, bello in modo esagerato.

Oggetto di questa mia pseudo-recensione è “la meraviglia”, cioè quel senso d’indefinito stupore che colpisce noi videogiocatori quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci piace. Un tempo questa condizione mentale era assai più frequente, vuoi perché eravamo più giovani, vuoi perché questa si legava in modo preponderante con il concetto di “novità”. Siamo stati fortunati a veder crescere il nostro medium preferito (non Bongiovanni) assieme a noi, tutto si è fatto via via più complesso, e così mentre crescevano le nostre connessioni neuronali (almeno quelle di qualcuno), aumentavano le cose che potevano essere fatte in un videogioco.

E’ stato tutto un crescendo, ma il crescendo anche in musica ha una fine, sali di un tono, poi di un altro poi di un altro ancora finché la musica diventa impercepibile e il cambiamento non si nota più. Ecco questo è quello che è successo all’industria del videogioco, centinaia di giochi diversi in cui fare in tutti la stessa cosa: SPARARE.

Così m’ero rassegnato allo strapotere degli FPS, e alla noia degli ultimi RPG quando per caso ho incontrato sulla mia strada di gamer disincantato un gioco strano il cui nome è DARK SOULS (in realtà avevo già incontrato Demon souls ma è del suo fratello multi piattaforma che vorrei parlare).

Questo è il gioco più innovativo degli ultimi 10 anni e contiene nel suo codice tante di quelle novità da non poter non stupire. Cominciando dalle tre tematiche di base del gameplay ovvero: la morte, il tempo e la solitudine.

LA MORTE: In DS si muore tanto (“prepare to die” è il motto che l’accompagna), è vero, ma non c’è game over, la morte per la prima volta non è la fine della sessione di gioco ma diventa parte integrante della dinamica di gioco.

IL TEMPO: noi  videogiocatori abbiamo un concetto strano del tempo, siamo abituati a modellarlo a nostro piacere, ad andare avanti ed indietro, annullando così il peso delle nostre scelte. Mi fanno ridere quei giochi che parlano di “scelte morali”; ma che peso vuoi che abbia una decisione che posso modificare semplicemente ricaricando il salvataggio precedente? Nessuno. In DS il tempo invece si muove in un’unica direzione e non c’è modo di tornare indietro. Solo così è possibile creare e sentire il “peso della scelta”.

LA SOLITUDINE: giochiamo giochi affollati di gente che parla, e che ci chiede questo e quello, “portami questa preziosissima uvetta a Milestone, da Sir Gutierrez, lui saprà come ricompensarti” poi diamo l’uvetta a Gutierrez “Ah, grazie, adesso però devi portare questo ciambellone con l’uvetta da madama Sticazzi a Grundenthal” etc etc. In DS le persone che incontrerete sono pochissime, parleranno pochissimo e non vi chiederanno un cazzo. Vivrete in un mondo selvaggio e spietato dove non c’è spazio per queste cagate.

Infine tutto questo non basterebbe a creare quel capolavoro di MERAVIGLIA che è DS se non fosse supportato da un incredibile sistema di combattimento e da una profondità strategica senza pari.

Perché ho scritto ciò? Così, perché mi andava di condividere con qualcuno le mie impressioni su questo gioco e perché mi andava di sentire (eventualmente) la vostra opinione; e anche perché d’ora in poi questo diventera il blog delle recensioni di Videogiochi meglio scritte delle rete.

P.S. C’ho messo 79 ore ma l’ho finito il bastardo!

 

26
ago
10

Splice : La recensione

Da quando il naso di Adrian Brody (è lui che comanda lì, è evidente) ha deciso di dedicarsi al trash, io ho subitaneamente deciso di non perdermi più nemmeno un film della premiata coppia (Adrian + naso). Così, dopo essermi gustato un orribile PredatorS ieri sono bel bello andato vedere Splice. Ed ecco a voi una breve sinossi della pellicola.

Due giovani biologi (in realtà tre contando anche Adrian oltre al suo naso, ma d’ora in avanti mi riferirò solo al naso) stanno lavorando a una mega camola ottenuta mischiando, in modo del tutto casuale, pezzi di DNA presi da altrecoseviventi. Questo progetto dal costo di svariati fantamilioni dovrebbe portare alla sintesi di una proteina il cui utilizzo sfuggirà anche al capo progetto (una francese in menopausa, che forse passava di li per caso). La fidanzata del naso però non è contenta, sente che qualcosa le manca: un figlio e un nuovo progetto da cullare ora che il verme è grande e autosufficiente. Così, seguendo la saggezza popolare decide prendere due piccioni con una fava e di mischiare il suo DNA al nuovo esperimento.

Nasce così Billy Corgan, ma un Billy Corgan strano; infatti questo non suona ed è femmina. In compenso però emette un incessante e sgradevole rumore per tutta la durata del film. Questo incrocio tra la rock star e una gallina, prima si scoperà il naso, poi la scienziata, poi ucciderà tutti (tranne la scienziata ingravidata alla prima botta dall’essere); infine la gallina rock verrà uccisa con una sassata in testa.

Film molto bello consigliato agli amanti del genere e ai chirurghi plastici.

30
lug
10

Fleet Foxes Recensione

A volte succede che l’equilibrio venga raggiunto, che la simmetria e la “giusta distanza” tra le note stiano lì a comporre un’epifania celestiale. A volte succede che si possano scovare, tra le circonvoluzioni della materia grigia umana sprazzi di sovrannaturale. Eppure, non ci sono in questo disco, “psicosintetizzatori” ad accelerazione molecolare, non vengono suonati trapani attaccati a distorsori a nastro, né ci sono campionamenti di cori con bambini senegalesi processati in sintesi. In questo disco suonano solamente chitarre e bassi acustici, batteria e voci. L’essenza della musica popolare contemporanea. Ma allora, come faranno ad essere così diversi da tutto il resto? Come faranno a risvegliare nell’ascoltatore le sensazioni che solo un abbraccio dato con amore sa risvegliare?

L’unica risposta possibile è Passione e Artigianato; Cuore e Tecnica; Amicizia e Caso. I Fleet Foxes sono una delle cose più belle messe su disco dai tempi dei Beatles. Al primo ascolto si potrebbe cadere nella trappola di considerare i brani troppo simili l’uno all’atro o (come avviene per il vero Amore) non cogliere immediatamente tutte le infinite sfumature di cui si compone questo meraviglioso mondo silvano. Ma piano piano, senza fretta, tutto diventa chiaro, tutto si fa luce e allora capirete che ogni singola nota ha qualcosa da dire, ogni singola pausa è un’emozione diversa, capirete che non c’è business a muovere le mani di questi artisti, anzi il disco dei Fleet Foxes è quanto di più distante ci possa essere dal merdoso mondo degli affari musicali.

E’ una passeggiata nel bosco di una domenica mattina d’ottobre con il sole che filtra dalle fronde ancora gonfie di foglie. Mentre compare il ricordo dell’estate tra un gorgoglio di ruscello in lontananza e il soffio fresco di un refolo improvviso.

25
nov
09

La rivoluzione cominciò dai Croassant

Sono tempi difficili, tempi in cui non ci si può permettere di aggirarsi per le vie con una clava in mano pronti a stordire la preda ambita o più semplicemente a difendersi senza pacatezza dalla stupidità e dall’ingordigia altrui. Tempi in cui tutti filmano tutti, tutti registrano tutto, ma, chissà come e perché, l’importante manca sempre all’appello. Sono tempi difficili quelli in cui si può accedere la televisione e trovare un Capezzone a caso. Il Capezzone va avanti da sé, con i suoi fanti, le regine ed i re, cantava un tempo Renato Zero. Oggi Capezzone invece concatena parole in frasi senza logica, appare come appariva un tempo la Madonna ai pastorelli, parlando per sciarade, dicendo tutto ed il contrario di tutto, sembrando oggi un ficus, domani un pappagallino, domani l’altro chissà magari un soprammobile a forma di gondola. L’importante è che la lingua sia sempre ben piantata da qualche parte. Ma poi personalmente non ce l’ho con un Capezzone in particolare, bensì con un Capezzone a caso, uno dei tanti. Uno dei troppi. Flashback, Francia 1789, il popolo si ruppe i coglioni.

07
lug
09

La società non è sociale

Si, dev’essere così, che io non ho capito niente e che loro invece si. Dev’essere che ad un certo punto qualcosa è andato storto, si è corrotto, si è perso. Anni passati a studiare, a leggere, a cercare di capire, tentativi infiniti di trovare un senso alle cose. La società non è sociale scrisse Sgalambro in un suo famoso testo. Ha perfettamente ragione. Sono desolato. Questo che vedete (ma non lo guardate che è meglio) è un “europarlamentare” della lega, lo chiamano “onorevole”, guadagna 12.000 (dodicimila) euro al mese, (più tutti i benefit del caso, ai quali neanche voglio pensare per pietà verso me stesso), ha combattuto contro i Rom (pur essendo riuscito nella disperata impresa di vestirsi peggio di loro) ha promosso altre battaglie di civiltà, compare a tratti in televisione indossando una felpona con scritto “LOMBARDIA” e abbaia qualcosa. Ora con una birra in mano il pingue individuo, l’ “onorevole” canta:

Senti che puzza scappano li cani
stanno arrivando i napoletani
o colerosi, terremotati,
con il sapone non vi siete mai lavati…
Napoli merda, Napoli colera
sei la vergogna dell’Italia intera…

Bella la lega, bella l’Italia. Io amo i cani.

17
giu
09

Kid A

Nella neve fino alla vita.

Nel bosco bianco, gelato.

Percepisco movimenti sotterranei,

sento saltare e correre verso me.

Sotto la fredda coltre

I rami si spezzano.

Cade neve.

Cade neve.

Cadono

Fiocchi

Come

Dischi.

10
giu
09

Intercettazioni e Super Mario World

Sono molto indeciso, non so se parlare di Super Mario World per il Super nintendo o se parlare del nuovo disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. Il dubbio è irrisolvibile. Ammettiamo allora che Luigi, in un irrefenabile (e comprensibile) impeto di gelosia nei confronti del fratello lo uccida. Si aprono le indagini e non essendoci testimoni (i funghi non parlano, sposano, come si sa, la cultura dell’omertà) l’investigatore Koopa brancola nel buio. Un tempo l’ineffabile tarataruga (quella col carapace rosso) avrebbe messo sotto controllo il telefono dell’idraulico verde, della principessa Peach, e soprattutto, quello di Bowser. E lo avrebbe fatto per molto tempo, magari troppo, lo avrebbe fatto forse finquando, il verde Luigi non si fosse tradito, pavoneggiandosi del compiuto, o perché no, in una sera nera di sbronza, piangendo con la principessa dall’altra parte del filo e confessando alla bionda tutta la sua disperazione per il fraticidio. Allora quella sarebbe stata una prova inconfutabile della malefatta e lui, l’eterno secondo sarebbe finito in prigione per primo. Animo amici lettori, perché da domani tutto questo non ci sarà più, e la nintendo potrà far uscire Super Luigi World! Perché ancora una volta la banda al comando ha trovato un modo per rendere più sicure le nostre vite, ed in particolare a questo giro, le nostre conversazioni telefoniche, preservando così la nostra privacy, e queste sono offerte che non si possono rifiutare. Finalmente potrò dire alla mia ragazza a che ora sarò a casa, senza il rischio che un magistrato pervertito sia in ascolto e senza il pericolo che la mia dichiarazione di rientro non finisca edita su una rivista del gruppo Cairo, e successivamente impugnata dalla mia dolce metà come motivo di litigio.

Consoliamoci pensando che Mastella andrà a guadagnare 12.000 euro al mese (e se li merita tutti).

Non mi sento un granché…

08
giu
09

Elezioni 2009 (parte seconda)

mmmh... che profumino!

Omaggio a Bucchi.

08
giu
09

Elezioni 2009

Elezioni a Prato 2009Sia come sia è finita. Almeno è finito il tempo dei volantini, della propaganda, dei manifesti e delle telefonate (Casini ha addirittura telefonato a mia madre: “Signora, mi dispiace disturbarla…” [naturalmente era un messaggio registrato, ma che paura!]). Queste sono state le elezioni di “cani&porci” sono stati più gli eleggibili che gli elettori. Dalla massaia, allo studente fuori corso, dal giovane imprenditore all’alcolista, dal vecchio colmo d’esperienza al colmo di eleggere un altro vecchio. Tutti che volevano, penosamente, fortemente, salire su un carrozzone a caso, nella speranza di puppare qualche moneta dal magico mondo della politica. Come se fosse un lavoro come un altro. Ma sappiamo tutti che non lo è. Nessun altro mestiere da così tanto potere e così tanti privilegi, senza richiedere null’altro che mediocrità. E’ infatti l’essere mediocre la chiave del successo politico, il mediocre non spaventa, del mediocre ci possiamo fidare, perché “uno con una faccia così, come fa ad essere cattivo… tutt’al più è scemo”. E gli “scemi” piano, piano… Scusate, ma come si scrive in cifre 1471 miliardi?

P.S. Il toscano (come dialetto) ha qualcosa di molto simile alla vita e al suo manifestarsi schietta. Infatti se per esempio noi volessimo dire:Vuota quel liquame nel water allora diremmo:vota quello schifo ni gabinetto“, e qui la magia si compie…

05
giu
09

Mi hanno rubato la bicicletta.

Ti comprai su internet un giorno che non avevo molto da fare. Su ebay, vidi la tua siluette e rimasi affascinato dalle curve del tuo telaio. Eri in Germania (bella teutonica mia) e dì laggiù fosti spedita dentro uno scatolone giallo, gigantesco, spesso. Eri smontata, le ruote da una parte, i pedali dall’altra, i freni senza morso, una tragedia di bulloni e viti. Ti portai allora dal biciclettaio magico che in appena 15 giorni ti assemblò (chiedendomi più soldi di quanto ne avevo spesi per acquistarti: ladro). Poi le tue ruote che ogni tanto si sgonfiavano (gonfiando qualcos’altro di mio) senza un vero perché. Eri pesante tesoro, tanto pesante. Ogni tanto ti si allentavano i bulloni. Ma solo ogni tanto. D’inverno andavi in letargo, io ti coprivo per non farti prendere freddo con un telo di cellophane, lo stesso cellophane dal quale nascesti e come riavvolta nella tua placenta dormivi sonni di scampagnate e impennate su una ruota. Penso tu sia stata felice finché mi hai accompagnato.

Poi il 5 giugno 2009 alle 14:00 arrivato all’ospedale ti ho legata ad un palo del parcheggio dialisi. “Aspettami qui” ho pensato, sfilando le chiavi dall’inutile lucchetto. Ho fatto volontariato in reparto, due ore, due sole ore. Al ritorno c’era rimasto solo il palo. Non c’eri più tu, non c’era più neanche l’inutile lucchetto. Tutto si erano portati via. Non so chi sia stato ma la speranza è che perlomeno gli salti il sellino mentre sta per salire alla bersagliera su di te, esattamente come un novello Fantozzi finisca sodomizzato da te, mia cara rubata bicicletta nera.




 

gennaio: 2012
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