Sono tempi difficili, tempi in cui non ci si può permettere di aggirarsi per le vie con una clava in mano pronti a stordire la preda ambita o più semplicemente a difendersi senza pacatezza dalla stupidità e dall’ingordigia altrui. Tempi in cui tutti filmano tutti, tutti registrano tutto, ma, chissà come e perché, l’importante manca sempre all’appello. Sono tempi difficili quelli in cui si può accedere la televisione e trovare un Capezzone a caso. Il Capezzone va avanti da sé, con i suoi fanti, le regine ed i re, cantava un tempo Renato Zero. Oggi Capezzone invece concatena parole in frasi senza logica, appare come appariva un tempo la Madonna ai pastorelli, parlando per sciarade, dicendo tutto ed il contrario di tutto, sembrando oggi un ficus, domani un pappagallino, domani l’altro chissà magari un soprammobile a forma di gondola. L’importante è che la lingua sia sempre ben piantata da qualche parte. Ma poi personalmente non ce l’ho con un Capezzone in particolare, bensì con un Capezzone a caso, uno dei tanti. Uno dei troppi. Flashback, Francia 1789, il popolo si ruppe i coglioni.
25
nov
09

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