A volte succede che l’equilibrio venga raggiunto, che la simmetria e la “giusta distanza” tra le note stiano lì a comporre un’epifania celestiale. A volte succede che si possano scovare, tra le circonvoluzioni della materia grigia umana sprazzi di sovrannaturale. Eppure, non ci sono in questo disco, “psicosintetizzatori” ad accelerazione molecolare, non vengono suonati trapani attaccati a distorsori a nastro, né ci sono campionamenti di cori con bambini senegalesi processati in sintesi. In questo disco suonano solamente chitarre e bassi acustici, batteria e voci. L’essenza della musica popolare contemporanea. Ma allora, come faranno ad essere così diversi da tutto il resto? Come faranno a risvegliare nell’ascoltatore le sensazioni che solo un abbraccio dato con amore sa risvegliare?
L’unica risposta possibile è Passione e Artigianato; Cuore e Tecnica; Amicizia e Caso. I Fleet Foxes sono una delle cose più belle messe su disco dai tempi dei Beatles. Al primo ascolto si potrebbe cadere nella trappola di considerare i brani troppo simili l’uno all’atro o (come avviene per il vero Amore) non cogliere immediatamente tutte le infinite sfumature di cui si compone questo meraviglioso mondo silvano. Ma piano piano, senza fretta, tutto diventa chiaro, tutto si fa luce e allora capirete che ogni singola nota ha qualcosa da dire, ogni singola pausa è un’emozione diversa, capirete che non c’è business a muovere le mani di questi artisti, anzi il disco dei Fleet Foxes è quanto di più distante ci possa essere dal merdoso mondo degli affari musicali.
E’ una passeggiata nel bosco di una domenica mattina d’ottobre con il sole che filtra dalle fronde ancora gonfie di foglie. Mentre compare il ricordo dell’estate tra un gorgoglio di ruscello in lontananza e il soffio fresco di un refolo improvviso.




Recensione degna di un ascolto. Almeno.
P.